lunedì 16 settembre 2013

Ele, basta.

Ele, basta.
Ele, toglietelo dalla testa.
Ele, dimenticalo.
Ele, sai quanti ne trovi meglio di lui?
Ele, non ti merita.

Oggi l'ho pensato tutto il giorno, non chiedetemi perché, non lo so nemmeno io. Fatto sta che una delle mie migliori amiche, oggi, mi ha detto di averlo visto in bicicletta. Mi sono spaventata, soprattutto perché ho capito di essere una sensitiva.
Scherzi a parte, lui mi manca.
Mi manca come il sale nella pasta, come il fazzoletto di carta quando hai il raffreddore, come il piumone in piano inverno, come la crema solare al mare. Potrei andare avanti con questo elenco, per ore. 
Oggi, mentre lo pensavo, sono arrivata alla fottutissima conclusione che lo amo. Sì, finalmente lo dico con cognizione di causa, io sono veramente innamorata di lui. Ma non di un amore ossessivo, no, di un amore fatto di voglie. E' che io c'ho proprio voglia di amarlo. Come si ha voglia di dormire la Domenica mattina, come si ha voglia di andare in vacanza, come si ha voglia di saltare un compito in classe, come si ha voglia di una bibita gelata nel mezzo dell'estate. Potrei andare avanti con questo elenco, per ore.
Oggi, mentre stavo tornando a casa sulla corriera, sono passata come di solito, davanti al campo da calcio dove lui si allena; poco più in là c'è un piccolo giardinetto con una panchina di legno, ho detto ora un giorno vengo qui e lo aspetto. Ma tanto non lo farò mai, sono solo un'illusa, una che mette troppo cuore su una persona sola.
Potrei stare ore a dire perché mi sono innamorata di lui, ma non lo faccio. Vi basti il come. Successe tutto durante un'occupazione, a scuola, in cortile. L'erba del giardino era così alta che mi arrivava alle ginocchia, ci sedemmo tutti e la facemmo diventare un tappeto. Lui si mise dietro di me e non la finiva un attimo di ridere, scherzare.. ma non in modo stupido, in modo giusto. E io lo ascoltavo, ascoltavo lui (mica i rivoluzionari rappresentati di istituto, anche se li guardavo) e mi dicevo che volevo un uomo così accanto a me. Una persona che, seppur cinica e all'antica come potrebbe sembrare lui, mi facesse ridere fino a riempirmi la bocca. Farmi scordare delle brutture del mondo.
Ma a lui piaceva una mia compagna di classe che non se lo filava. Una che la sentivi parlar male di lui, una che gli sputava odio addosso senza che lui lo sapesse. E lì, morivo dentro. Cosa non avrei dato per essere amata da lui, come lo era lei. Mi faceva così pena, sembravo io in versione maschile, per certi versi.
Poi mi cercò, poi parlammo, poi lui si fidanzò con una tutta trucchi e Hello Kitty. Si fidanzò ma quando lo vidi per strada, mano nella mano con la sua adorata, si girò verso di me e mi guardò. Teneva per mano lei, ma era voltato verso di me. 
Mi nascosi dentro un negozio Sisley.
Poi si lasciò e non si è più fidanzato con nessuna (spero che non siano le ultime parole famose).
Le ultime volte che lo vidi, furono due, a breve distanza l'una dall'altra. Nel 2011, una a Settembre e una a Ottobre. A Settembre io stavo aspettando la tramvia, lui anche. Io lo riconobbi subito, lui anche. Lui mi guardò per dieci minuti esatti, io anche. Sembravamo cretini. 
Avevo un paio di pantaloncini verde acqua, un paio di ballerine beige, una maglietta verde acqua e rossa. Due codini all'altezza delle spalle, una borsa avorio.
A Ottobre, io e una delle mie migliori amiche, eravamo alla fiera di Scandicci, a un certo punto lei mi indica un banco di caramelle perché voleva comprare la cioccolata. Ma io non vidi il banco di caramelle, vidi lui, seduto di fronte a me con un paio di occhiali da sole. 
Avevo un paio di jeans blu, una camicia a quadrettoni rossa e blu, Converse rosse e i capelli sciolti.
Fu l'ultima volta che lo vidi.

Sapete, sotto il seno sinistro, all'altezza del cuore, ho un neo.
Mi sa che è lui.

O vado avanti o ti amo.
E se io scegliessi di amarti, che succede?

- That girl. ©