giovedì 12 luglio 2012

Verba volant.

E io lo sapevo.
Lo sapevo prima di iniziare a pensare a lui che sarebbe finita così.
Lo sapevo che era uno sbaglio enorme prendersi una cotta per uno come lui.
Per un ragazzino, di un anno più piccolo di me per giunta, stupido.
No, non stupido, piuttosto lui è uno che non sa affrontare le situazioni, che risolve tutto con l'indifferenza.
Lo so che sei così, me l'hai detto te, ricordi?
E mi hai detto anche 'l'anno prossimo anche se non siamo più in classe insieme rimaniamo amici', oppure 'puoi contare sempre su di me' e ancora 'venite a trovarmi quest'estate'.
Bene, puoi andare a farti fottere, di cuore.
Parole, parole, parole. Mi sono stufata delle parole, ho bisogno di fatti.
Sparisci, lanci il sasso e poi tiri indietro la mano.
Sai che ti dico? Il sasso che hai lanciato te lo tiro nei coglioni.
Sei anche più piccolo di me, ma che motivo hai di sconvolgermi l'esistenza così? Non meriti le mie attenzioni, non meriti le mie incazzature, non meriti il mio affetto, non meriti la mia disponibilità.
Sai che ti dico? Farò il tuo gioco anch'io, vuoi l'indifferenza, ebbene te la servirò su un piatto d'argento, tranquillo. Sparirò, tanto non penso che te ne freghi qualcosa a questo punto, se ti lasci condizionare così tanto da delle stupide galline false come poche.
Sarò superiore. Anzi no, che dico 'sarò', io lo sono già. Sei tu che devi crescere.

E' che sai, mi dispiace per te.
Mi dispiace che tu non possa essere te stesso perché senti la necessità di accontentare gli altri.
Non si vive per accontentare gli altri.
E ora mi deve passare la cotta, perché se non succede è un casino.
Perché dico, perché, mi lascio trattare come una nullità dalle persone a cui mi affeziono?!

- That girl. ©

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